Sicurezza dei lavoratori in smart working

Sicurezza dei lavoratori in smart working


Con l’avvento della pandemia da Covid-19, l’adozione dello smart working ha registrato un incremento significativo in numerose aziende e persino nella Pubblica Amministrazione. Nel solo 2023, in Italia, si contavano quasi 4 milioni di lavoratori che operavano in modalità remota.

Tuttavia, nonostante i vantaggi evidenti di questa pratica, vi sono ancora molte sfide pratiche e legali da affrontare, in particolare per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori e il rispetto della normativa in materia di infortuni sul lavoro.

Cosa si deve intendere per “luogo di lavoro”

Tradizionalmente, il concetto di “luogo di lavoro” era strettamente associato alla postazione fisica assegnata al dipendente, sia all’interno degli uffici aziendali che in forme di telelavoro. Tuttavia, con lo sviluppo dello smart working, si è assistito a una ridefinizione di questo concetto, caratterizzato da una maggiore flessibilità nello spazio e nel tempo lavorativo.

Questo approccio ha comportato una nuova filosofia manageriale incentrata sull’obiettivo comune tra datore di lavoro e dipendente, piuttosto che sul controllo diretto del lavoro.

 

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I rischi dello smart working

Lo smart working implica una maggiore autonomia organizzativa per il lavoratore (in teoria), ma la responsabilità per la sicurezza dei dipendenti e il corretto funzionamento degli strumenti tecnologici rimane saldamente nelle mani del datore di lavoro. È necessario che il datore fornisca, infatti, una chiara informativa sui rischi legati al lavoro remoto e stabilisca le modalità di utilizzo degli strumenti di lavoro, i tempi di riposo e le misure tecniche per garantire la disconnessione dai dispositivi tecnologici.

Un caso di risarcimento da infortunio in smart working riconosciuto dall’INAIL

Un caso emblematico è quello del 2021, durante il picco della pandemia, quando l’INAIL ha riconosciuto un caso di infortunio in smart working. Una dipendente è scivolata dalle scale della propria abitazione durante una telefonata di lavoro con una collega. Inizialmente, l’INAIL aveva respinto la richiesta di risarcimento, ma successivamente è stato riconosciuto il nesso di causalità tra l’infortunio e la prestazione lavorativa.

Secondo la normativa italiana, il datore di lavoro è quindi personalmente responsabile per gli infortuni derivati dalla mancata adozione delle norme sulla salute e sicurezza dei lavoratori. Dal 2008, anche la società può essere coinvolta in un processo penale, a meno che non dimostri di aver implementato un sistema di gestione del rischio efficace.

Con l’introduzione dello smart working, diventa fondamentale valutare i rischi specifici del lavoro remoto e adottare misure di prevenzione adeguate. Il Modello 231 è lo strumento da tenere sempre presente e deve essere costantemente aggiornato e integrato con dispositivi per mitigare i nuovi rischi e garantire la sicurezza dei lavoratori.

In conclusione, la sicurezza dei lavoratori nello smart working richiede un’impegno costante da parte dei datori di lavoro e delle aziende nel valutare e mitigare i rischi specifici di questa modalità lavorativa.

Solo garantendo il rispetto della normativa e l’adozione di misure preventive adeguate si può assicurare un ambiente di lavoro sicuro e produttivo anche al di fuori degli uffici tradizionali.



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